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Il giovane capitano della squadra
Scritta da: anns24 (1)

«Grazie per le chiavi, scappo che ho un appuntamento». Vedo mio fratello correre in macchina e partire spedito. Gli ho appena riportato le chiavi di casa che mi aveva prestato. Lui è allenatore di una modesta squadra giovanile di calcio, dopo che non era riuscito ad intraprendere la carriera di calciatore professionista. Avevo fatto un salto al campo alla fine degli allenamenti, stavo per andarmene subito quando vedo Lorenzo. Era il capitano della squadra allenata da mio fratello, e come accadeva spesso era rimasto dopo gli allenamenti a fare da solo qualche esercizio in più. Lo avevo già intravisto in un paio di altre occasioni, senza averci mai fatto più di tanto caso. Ma questa volta era diverso. Mi spiego: ho 24 anni, e due storie importanti alle spalle; l’ultima conclusa con grandi delusioni da poche settimane. Ora avevo quindi deciso di divertirmi senza regole, cosa che non avevo praticamente mai potuto fare, legata come ero con relazioni stabili. E la vista di questo ragazzo di un po’ più giovane di me (19 anni, come già avevo saputo da mio fratello) risvegliò in me sensazioni sopite da tempo. Certo si presentava bene nella sua divisa da calcio blu: alto, muscoloso al punto giusto, capelli mori e mossi e due occhi verdi penetranti.
Mi avvicino a parlargli per la prima volta; penso che sappia chi sono, anche lui deve avermi intravista qualche volta. Rompere il ghiaccio all’inizio non è facile, ma nel giro di qualche minuto stavamo già ridendo in confidenza. Dagli sguardi che ci scambiamo anche lui sembra interessato a me (certo avevo anch’io la mia bella presenza, specie con la camicetta piuttosto scollata che avevo quel giorno); contro ogni previsione lui sembra starci, e decido quindi di portare avanti quello che all’inizio sembrava solo un gioco (o un sogno). Inizio a fargli dei complimenti per la sua muscolatura, ridendo gli tasto i bicipiti, i pettorali e le spalle. Lui finalmente prende un po’ l’iniziativa:
«se sei interessata posso mostrarteli con calma» dice con tono tra l’ironico e il malizioso.
«Perché no, entriamo però che qui siamo in strada!». Ci rechiamo negli spogliatoi rimasti deserti e lui si toglie la maglietta, mostrando degli invidiabili pettorali e la tartaruga. Io comincio a massaggiarli facendogli dei complimenti un po’ stupidi. Non capisco fin dove ha intenzione di spingersi, così lo provoco:
«certo la tua fidanzata è una ragazza fortunata!».
«bè, se ce l’avessi lo sarebbe» risponde un po’ imbarazzato.
«un ragazzo come te non ne ha una? È uno spreco!», mentre nel frattempo i miei massaggi si fanno più intensi ed espliciti. Lui è parecchio bloccato ed imbarazzato, do un’occhiata in basso e vedo già una crescente protuberanza che i leggeri pantaloncini faticano a nascondere.
«non ancora», esclama lui con tono incerto e un po’ distratto.
«Non ancora?! – esclamo io sorpresa – cioè non ne hai mai avuta una?» mentre le mani raggiungono il basso ventre.
«No… cioè… sì… qualcuna ne ho avuta…» cerca di giustificarsi lui.
«Dunque hai già esperienza!» lo provoco io.
«sì… abbastanza insomma…» dice lui con un tono e un’espressione imbarazzata che suo malgrado denunciavano perfettamente la realtà: non doveva ancora avere avuto una relazione stabile. Questa situazione imprevista in realtà mi eccita ancora di più. Sono ormai arrivata fino a qui, e decido quindi di andare avanti. Gli avrei lasciato un ricordo per tutta la vita.
«Ma da un capitano di squadra ci si aspetta esperienza in ogni campo, non puoi certo essere da meno dei tuoi compagni» gli sussurro, mentre la mano destra è scesa ormai a sfiorarli con delicatezza il pacco, e con la sinistra comincio a massaggiargli il culo da sopra i pantaloncini. Lui è ancora sorpreso dalla mia intraprendenza, ma di certo vuole la stessa cosa che voglio io. Rimane però impacciato e non sa come agire: devo essere io a guidare la situazione.
Inizio a strusciarmi con la coscia sopra il suo pacco, mentre infilando la mano sinistra nei pantaloncini continuo a massaggiargli il sedere, prima da sopra le mutande e poi dentro, scendendo fino ad arrivare alla base dello scroto. Lui è immobile e inizia a sospirare. Gli slaccio i pantaloncini rivelando i suoi boxer aderenti neri che lo fanno sembrare ancora più sexy e muscoloso. Il cazzo è in tiro al massimo e quasi squarcia la stoffa, mentre sulla parte superiore sono visibili alcune macchie appiccicose. Penso si aspettasse che glieli sfilassi subito, ma i miei piani erano diversi. Comincio a succhiargli avidamente entrambi i capezzoli, quindi sempre con leggere succhiatine scendo fino all’ombelico, e da qui passo direttamente alle cosce. Ho sempre notato che leccare l’interno delle cosce fa letteralmente impazzire gli uomini, e Lorenzo non era da meno, a giudicare dai gemiti sempre più intensi. Inizio a succhiargli il cazzo da sopra le mutande, ma dopo poco è lui a fermarmi
«Piano piano, così non ce la faccio!» ansima lui, e mi rendo conto che era sul punto di venire: un colpo in più e avrebbe sprecato il suo seme nelle mutande!
Decido che è finalmente arrivato il momento di sfilargli i boxer, rivelando un cazzo di tutto rispetto, in armonia d’altronde con il resto del corpo. Capisco però che data la sua inesperienza devo muovermi con cautela se non voglio che venga in mezzo secondo. Così dopo avergli spiegato di avvertirmi quando stava per raggiungere il culmine lo prendo in bocca e inizio un pompino da manuale. Prima piano, poi più veloce, ora gli lecco la punta, ora gli mordicchio delicatamente l’asta, ora prendo in bocca entrambe le palle succhiandole avidamente. Ogni volta che lui mi avvisa rallento, dedicandomi per un po’ ai capezzoli o ad altre parti del suo corpo appetitoso. Lorenzo è in estasi: ogni suo muscolo è in tensione, e ciò che più mi eccita è vedere questo ragazzone atletico e muscoloso gemere stremato come una ragazzina.
La cosa si protrae per almeno trenta minuti; ormai è evidente che Lorenzo non ce la fa più, e infatti continua a fermarmi sempre più spesso. Decido allora di lasciarlo sfogare. Dopo che si era abituato ad un movimento lento e delicato gli assesto dei colpi veloci e decisi, mentre nel frattempo porto una mano alla base dei testicoli e premo verso l’interno nel tentativo di stimolare la prostata. A questo punto ogni suo sforzo e concentrazione è vano; lo sento esclamare «ven…» ma non arriva alla seconda sillaba prima di inondarmi la bocca col suo sperma caldo. La violenza con cui spruzza è tale che a fatica riesco a ingoiare tutto senza soffocare. Lorenzo si distende a terra sfinito, neanche la sua partita di calcio più impegnativa lo aveva ridotto così.
«La prossima volta però tocca a te» concludo io, con uno sguardo malizioso. Ma questa è un’altra storia.

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